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Diritti Umani

Recensione: La difesa delle risorse naturali...

LA DIFESA DELLE RISORSE NATURALI NEL DIRITTO DEI PAESI AFRICANI

di L. Castellani, Giuffrè Editore, 2003, pp. 163, Euro 11


Si afferma spesso che nelle società tradizionali dell’Africa subsahariana non è la terra ad appartenere agli uomini, bensì gli uomini alla terra. Quest’affermazione sottolinea che il rapporto tra uomo e ambiente nelle società tradizionali è costruito su un unico sistema di valori globali: la legittimazione dell’uso delle risorse naturali viene di solito individuata nel potere soprannaturale (magico o religioso) anche se non mancano esempi di legittimazione laica nata dal legame familiare.

L’autore in questo pregevole volume segue l’evolversi di questo rapporto nel suo percorso temporale che va dal periodo precoloniale a quello coloniale, dal momento dell’indipendenza al diritto contemporaneo evidenziando in particolare il conflitto tra stato e tradizione per la gestione delle risorse naturali.

Il volume, ricco di esempi, risulta interessante ed utile non solo agli specialisti giuridici del ramo ma anche a tutti coloro che seguono con interesse le sorti di questi paesi alle prese, ancora nel XXI secolo, con un neocolonialismo economico e culturale incurante del paradigma del diritto allo “sviluppo sostenibile” dei popoli, ribadito non più tardi di un anno fa al Vertice mondiale di Johannesburg.

 

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Recensione: Ariane e Omid

ARIANE E OMID

di G. Campani, Alberto Perdisa Editore, 2003, pp. 173, Euro 9,50


Questo libro non è un saggio ma un viaggio fiabesco nell’immaginario che è dietro ogni storia di migrazione e di viaggio non solo di uomini ma anche di animali reali e fantastici.

Il tema del viaggio ha in sé il senso del fascino dell’avventura, della possibilità fisica e/o mentale dell’evasione dalla realtà ma anche della sperimentazione e di conoscenza di se stessi e del mondo con cui, nel mettersi alla prova, s’impara a vivere. Tali temi che hanno sempre affascinato grandi e piccoli, evidentmente annidandosi negli angoli più reconditi del bambino che è in noi, sono connaturati in molta letteratura per l’infanzia che ha travalicato tale angusto confine di nicchia per diventare capolavori come Robinson Crusoe, i Viaggi di Gulliver, Pinocchio e Alice nel Paese delle meraviglie.

Giovanna Campani, docente di pedagogia interculturale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze e consulente della Commissione europea sull’immigrazione, apre la narrativa infantile ad una interculturalità ancora più ampia in un mix di pensieri filosofici, emozioni e gioie che evidenzia altresì la difficile condizione dell’emigrante, attraverso il disgregarsi della famiglia e del dolore per gli affetti lontani, che caratterizza oggi come ieri la vita di tanti “grandi” e “piccoli” esseri umani.

 

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Recensione: Water wars

WATER WARS – Storie dal pianeta acqua

di D. Raines Ward, Carocci Editore, 2004, pp. 300, Euro 21,00


Il 2003 è stato per l’ONU l’Anno internazionale dell’acqua. L’accesso a delle forniture adeguate di acqua pulita per uso personale e domestico costituisce infatti un diritto umano fondamentale di ogni persona e, per le Nazioni Unite, “il diritto umano all’acqua è indispensabile per condurre la propria esistenza in condizioni di dignità umana. Esso costituisce un prerequisito per la realizzazione degli altri diritti umani”.

Eppure oggi oltre 1 miliardo di persone non ha accesso a una disponibilità minima di acqua pulita e oltre 2 miliardi non dispongono di servizi igienici e impianti fognari adeguati, la causa principale di malattie collegate all’acqua.

Ecco perché questo volume ci aiuta a scoprire l’immenso valore, per lo più ignorato o sottovalutato del mondo liquido che è fuori e dentro di noi, attraverso la descrizione delle testimonianze raccolte dall’autrice in dieci anni di viaggi nei cinque continenti e degli incontri avuti con politici, ingegneri, geologi e gente comune.

Conoscere è il primo passo per fare di questo un secolo di “pace idrica” anziché di guerre per l’acqua, sviluppando principi, metodologie e tecnologie per gestire questa risorsa vitale in maniera efficiente ed eticamente cooperativa.

 

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Recensione: Il continente diviso

IL CONTINENTE DIVISO - Storia dell’Europa dal 1945 a oggi

di W. I. Hitchcock, Carocci Editore, 2003, pp. 654, Euro 45,00


Ripercorrere gli ultimi 50 anni di storia europea significa, per chi li ha vissuti sulla propria pelle, ripensare agli enormi cambiamenti, sociali, politici, ideologici, culturali che Stati fino ad allora nemici hanno intrapreso sulle rovine di un continente messo in ginocchio dalla guerra.

Winston Churchill nel settembre del 1946 non aveva dubbi sulla capacità dell’Europa di risollevarsi dalle macerie: “Se l’Europa un giorno fosse unita nella condivisione di un’eredità comune, non vi sarebbe alcun limite alla felicità, alla prosperità e alla gloria di cui potrebbero godere i suoi quattrocento milioni di abitanti”.

Le distruzioni umane e materiali provocate dalla Seconda Guerra Mondiale hanno spinto i popoli europei ad una radicale rottura con il passato per gradualmente giungere alla costruzione di una unica entità sovranazionale capace di sperimentare nuove forme di cooperazione e di democrazia che hanno permesso una stabilità e una prosperità inusuale se misurata con la plurimillenaria storia europea.

L’autore americano, docente di storia contemporanea, ha voluto interrogarsi proprio sulle ragioni di questo “miracolo” e lo fa, enucleando dagli avvenimenti che hanno caratterizzato gli ultimi dieci lustri, 16 episodi salienti che ruotano intorno ai 4 elementi cruciali che, secondo Hitchcock, contribuiscono a spiegare le cause di questo nuovo “Rinascimento”.

Ma l’Europa, nonostante gli enormi progressi di questi ultimi 50 anni, deve ancora affrontare molti gravi problemi che, in questo libro, vengono esaminati nel loro contesto storico. Oltre alle divisioni sociali, etniche ed economiche resta il nodo politico della democrazia: abbiamo fatto l’Europa ma quanto tempo ci vorrà perchè si facciano gli europei?

 

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Recensione: Il volto brutale della guerra

IL VOLTO BRUTALE DELLA GUERRA

di Victor Davis Hanson, Garzanti 2005, pp.333, € 25,00


Dopo gli attacchi dell’11 settembre, sono stati in molti a dire che il mondo sarebbe cambiato per sempre, anche se nessuno sapeva esattamente come. Victor Davis Hanson, uno tra gli storici militari più apprezzati e discussi di questi anni, ha provato a immaginare come sta cambiando la guerra dopo il crollo delle Due Torri. Per capirlo, ha ricostruito tre battaglie del passato che hanno drammaticamente influenzato il modo in cui combattiamo e pensiamo ancora oggi.
A Okinawa, nel 1945, la disperata e feroce resistenza di un nemico pronto a tutto comportò perdite altissime e spinse gli americani a sganciare le atomiche su Hiroshima e Nagasaki – una decisione cha ha cambiato per sempre il corso della storia.

La sconfitta dei confederati a Shiloh, nel 1862, costò la vita al più geniale stratega sudista, il generale Albert Sidney Johnston. Per molti segna il punto di svolta della Guerra civile americana: questa sconfitta ha fatto sorgere un mito, secondo il quale solo un tragico accidente del destino permise la vittoria dell’Unione.
Il terzo caso esemplare analizzato da Hanson è una dimenticata ma fondamentale battaglia della guerra del Peloponneso. A Delio, nel 424 avanti Cristo, a poche miglia dalla loro città, gli ateniesi vennero rovinosamente sconfitti: questo esito ispirò sia una tragedia di Euripide sia la svolta della filosofia di Socrate (uno dei pochi sopravvissuti alla carneficina), e soprattutto pose le basi per le tattiche della fanteria occidentale.
Utilizzando il passato per farci capire quello che accade oggi, Il volto brutale della guerra esplora la natura dei conflitti armati nel mondo odierno in cui è praticamente impossibile vedere due eserciti che si scontrano in campo aperto e dove sono sempre più civili inermi a pagare il prezzo più alto della follia dei potenti.

 

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Recensione: L'acqua - Scenari per una crisi

L’ACQUA – Scenari per una crisi

di G. Romeo, Rubbettino Editore, 2005, pp. 102, Euro 10,00


La sacralità dell’acqua appartiene alla cultura dei popoli da sempre: tutte le civiltà hanno attribuito all’acqua una dimensione politica e religiosa prima ancora che economica, rappresentando quest’ultima, di fatto, una sintesi fra l’uso alimentare della stessa e l’impiego produttivo.

Eppure, dopo l’oro, il petrolio, il gas, l’uranio la prossima fonte energetica strategica sulla quale si dilanierà l’umanità sarà proprio l’oro blu: l’accesso alle fonti potabili è già oggi un elemento sufficientemente critico per molti Paesi dovuto a distribuzione ineguale, costo dell’accesso, inquinamento e difficoltà di potabilizzazione, sfruttamento di posizioni geografiche dominanti, regole non aderenti alle realtà sociali, specie in molti Paesi in via di sviluppo.

L’autore, esperto di relazioni internazionali, traccia una analisi sintetica ma avvincente di alcuni dei più significativi bacini idrici in cui più si manifestano segnali di crisi: dal Gange al Mekong, dal Nilo ai fiumi della Mesopotamia e del Medio Oriente.

 

 

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