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Lettera aperta... sull'agricoltura e la crisi

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Lettera aperta... sull'agricoltura e la crisi

 

 

Signor Primo Ministro,
Signor Ministro dell’agricoltura,
Cari Presidenti,
Cari Segretari,

 

Ci rivolgiamo direttamente a voi con questa nostra lettera per comunicarvi le aspettative di quella parte dell’agricoltura italiana che, normalmente definita come "economicamente scarsamente rilevante" rappresenta a tuttoggi il cuore stesso della nostra agricoltura come confermano i recentissimi dati dell’ISTAT “La distribuzione delle aziende agricole per forma di conduzione conferma il carattere tipicamente familiare che caratterizza la struttura dell’agricoltura italiana: le aziende a conduzione diretta del coltivatore sono circa 1,6 milioni, pari al 93,9% del complesso di aziende con SAU, e detengono complessivamente 10 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata (78,8% del totale)…”.

Non stiamo qui a ricordarne il cruciale valore sociale ma a sottolineare ancora una volta il suo enorme contributo all’economia di questo paese ed al settore agricolo nazionale, tra i più importanti del Pianeta. Certo non possiamo passare sotto silenzio che tra il 2000 ed il 2007 ben mezzo milione di aziende agricole sono sparite, praticamente tutte con una taglia inferiore ai 50 ettari., ma crediamo anche che la forza di chi resta a lavorare nei campi o nelle stalle sarà difficile da piegare proprio in questo periodo in cui il lavoro diventa sempre più incerto e privo di stabilità. Nella confusione totale che ci sembra regni tra quanti debbono indirizzare le politiche pubbliche economiche necessarie ad affrontare la tremenda crisi della recessione/depressione che colpisce il modello attuale di sviluppo non si cita mai l’agricoltura come un settore coinvolto nella ricerca delle soluzioni.

Si continua a pensare a misure singole – più o meno sostenibili e solidali – per far fronte alle continue rotture che emergono nella stabilità e sostenibilità di un modello di sviluppo che da molto tempo non era più ne sostenibile ne stabile. La crisi finanziaria, la cosiddetta “crisi alimentare” che durerà ancora, i sussulti del valore dell’energia e, ben più grave ma meno presente nella cultura dell’insicurezza che sembra sovrastarci, l’avanzare dei cambi climatici continuano a produrre impegni di spesa miliardari parziali, localizzati, episodici che non solo non riparano il danno ma rischiano di aggravarlo a causa della velleità delle misure proposte. Noi crediamo che occorra necessariamente uscire dalle ricette che ricalcano le stesse vie che hanno prodotto la crisi attuale ed assumere con coraggio correttivi estremamente sostanziali alle politiche economiche che debbono ritrovare la supremazia della loro natura pubblica se si intende essere efficaci sia nella quantità di denaro investita che nell’impatto delle stesse politiche. Niente di nuovo al momento appare, è sempre lo stesso elenco: soldi all’industria per la produzione di auto, soldi per le infrastrutture orientate alla estroversione dell’economia e basate sulla volontà di caricare sulla società tutta intera una parte maggiore delle esternalità dei comparti industriali. Il resto è ipoteticamente indirizzato a sostenere i consumi privati. Mai specificatamente quelli alimentari.

Signor Primo Ministro, Signor Ministro, Cari Segretari

Cambiamo di logica e misuriamo i costi monetari e sociali del sostegno mirato a singoli comparti o a settori interi.(...)

 

Il testo completo della Lettera:

http://semionline.croceviaterra.it/contadini-ari/lettera-aperta-al-primo-ministro

 

 

 
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