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UN MONUMENTO AI … MILITI IGNOTI

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UN MONUMENTO AI … MILITI IGNOTI


La guerra segna il tempo e il luogo dell'annichilimento di tutti diritti: non solo dei fondamentali: la vita, la libertà, la sicurezza, ma anche, più profondamente, del diritto di sapere, di difendersi, di autodeterminarsi.
Ma quando si parla di diritti negati in modo costante, sistematico e globale, gli animali non umani non possono essere tralasciati.
La guerra rappresenta il campo dove agiscono strategie di violenza il cui oggetto non ha confini di specie, e dove si assomma la sofferenza di centinaia di migliaia di esseri incolpevoli.
Animali intossicati da gas venefici, irradiati con raggi Gamma, condizionati con elettroshock, usati per provare ogni tipo di arma, che sia da fuoco, chimica, batteriologica, atomica.

Elefanti e cammelli, cani e gatti, piccioni e pappagalli, pecore e capre, maiali e asini, muli e cavalli. Nelle più disparate latitudini e in tutte le epoche gli animali sono stati usati in guerra, e sono stati uccisi insieme ai loro colleghi umani.

Benché di indole mite e pacifica, per secoli i cavalli sono stati utilizzati in campo militare e hanno pagato un tributo altissimo di sangue fino alla prima guerra mondiale. Non c'è rappresentazione di evento bellico del passato, cruenta battaglia o solenne parata militare che non lo veda protagonista suo malgrado.

Anche adesso che si combatte con armi e macchine sofisticatissimi, gli animali hanno a che vedere con gli eserciti e le armi. Non solo perché possono aiutare la popolazione civile, come è stato il caso degli innumerevoli asinelli che nell'inverno 2001 sostennero la fuga di guerra degli afghani, o dei cani sminatori, due dei quali uccisi dai bombardamenti Usa nella «guerra al terrorismo».

Già era circolata la notizia del programma Kfc - Kuwait Field Chicken - ovvero l'uso di polli da mandare in avanscoperta in caso di dubbio sulla dispersione di agenti chimici. O delle otarie - leoni marini con ottima vista e udito ed enormi capacità di immersione - addestrate dalla marina nella base californiana di San Diego, per poter fungere da guardia subacquea intorno alla flotta all'ancora nel Golfo Persico, riconoscendo la presenza di mine e intrusi.

Quanto ai delfini, il Navy Marine Mammal Program ci lavora dal 1959. Furono utilizzati nella guerra del Vietnam per pattugliare la base Usa a Cam Ranh. Poi sono stati in «prima linea» nelle acque del Medio Oriente: negli anni 80 dovevano aprire la strada alle petroliere che attraversavano acque minate dalla guerra Iran-Iraq.

I campi di battaglia sono stati in tutti i sensi mattatoi, tanto che il britannico Fondo per il memoriale degli animali in guerra due anni fa ha voluto commemorare anche le vittime a quattro zampe: in occasione del novantesimo anniversario della I Guerra Mondiale, finalmente la Gran Bretagna si è messa alla pari con gli altri paesi del Commonwealth, innalzando un monumento sulla Park Lane in onore di tutti quegli animali che hanno sofferto e sono morti in guerra.

 
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