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Finanza… creativa e poco salutare

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Finanza… creativa e poco salutare

 

E’ da più di 3000 anni che re e tiranni, principi più o meno illuminati, presidenti democraticamente eletti e ministri delle finanze di ogni credo e ceto impongono tasse, spesso arbitrarie, per riempire le casse. Trenta secoli durante i quali la fantasia del fisco non ha conosciuto limiti e confini tassando non solo prestazioni professionali o proprietà terriere ma proprio di tutto: dalle barbe alle finestre, dai cappelli ai passeri, dal thè al macinato.

Già nel codice di Hammurabi (1792-1750 a.C), che venne realizzato intorno al 34°anno del regno, erano fissate le tariffe per varie forme di servizi commerciali ed economici.

Al tempo degli Egiziani il fisco era presente ovunque. Fin dalla I dinastia veniva eseguito ogni 2 anni un censimento in tutti i distretti del Delta: tali rilevamenti servivano come base all'imposizione delle imposte che venivano calcolate di anno in anno prevedendo l'esito dei raccolti che dipendevano dall'inondazione del Nilo.

Se per i Greci la tassazione diretta dei cittadini di solito valeva come qualcosa di tirannico, ciò era meno vero per le imposte indirette. Gli Ateniesi prelevavano un dazio di importazione ed esportazione del 2% sulla merce che transitava per il porto del Pireo e una generica tassa di vendita sul mercato.

I Romani furono tra i primi ad utilizzare curiose gabelle: basta pensare alla tassa sui municipi erari pagata dagli abitanti dei territori conquistati che non si erano arresi velocemente o, ancora, alla tassa sui senatori scapoli, voluta da Augusto per salvaguardare la famiglia come fondamento della società.
Un salto di creatività ci fu sotto l’imperatore Caligola quando fu istituita la tassa sulla prostituzione (vectigalia prostitutarum): le prostitute si facevano pagare 2 assi (quanto una fetta di pane) e di questi proventi dovevano pagare il 20% di tasse.

Risalirebbe al periodo imperiale il vocabolo “fisco”: infatti ficus era un canestro di vimini per conservarvi il denaro delle tasse versate dal popolo residente nelle Province che era amministrato dall'Imperatore il quale lo usava per la maggior parte per il mantenimento delle Forze Armate e in parte per pagare i giochi pubblici o le grandi opere.

Nel Medio Evo, fino alla rivoluzione francese, si ebbe l'esplosione dei commerci e quindi la nascita di nuove classi sociali, quella dei banchieri e quella dei mercanti: i re si facevano prestare soldi da queste classi e, per poterli restituire imponevano tasse ai cittadini. Così, fra le imposte dirette si ebbero: le vingtième del reddito che era un'imposta ordinaria; l'impôt sur le revenu che, anche se era un'imposta straordinaria, veniva ripetuta spesso; la taille che colpiva il reddito della proprietà terriera, ma dal cui pagamento erano esentati il clero ed i nobili; la corvée royale che consisteva in prestazioni di lavoro.

In Russia lo zar Pietro il Grande (1689-1725) impose una tassa sulle barbe nata per colpire nell'orgoglio i nobili più anziani che rifiutavano la cultura occidentale. In Prussia, c'era la tassa sugli stivali mentre in Inghilterra, nel XVI secolo, una sulla polvere di riso. Particolarmente curiosa è la tassa sulle vedove risposate troppo presto, introdotta in Spagna nel XIV secolo per scoraggiare le uccisioni del coniuge.
In Italia possiamo trovare diversi esempi: nella Venezia del '400 si pagava la tassa sulle parrucche mentre nel ventennio fascista, per spronare a metter su famiglia, fu introdotta la tassa per i celibi.
Più cattiva è sicuramente la tassa sugli ebrei introdotta in più di uno Stato in diversi periodi storici: ad es. Ludovico il Bavaro nel XIV secolo imponeva il pagamento di un fiorino ad ogni ebreo che avesse più di 12 anni.

La Rivoluzione francese cambiò molte cose ma non mancarono iniziative bizzarre: al sistema delle imposte dirette fu aggiunta anche la tassa sulle finestre e sulle porte. Ogni cittadino doveva pagare quest'imposta secondo la quantità di luce e di aria che riceveva nella sua casa. Come curiosità si può dire che forse è da questa tassa che derivò l'usanza di dipingere sulle facciate delle case porte e finestre finte, ed è per questo che le finestre si chiamano anche imposte.

Bisogna dire che alcune di queste tasse procurarono molti danni alla salute: nella Polonia del 1700, quando fu istituita la tassa sui camini, i polacchi reagirono togliendoli e affumicando le case. La tasse sulle finestre comportò che molte finestre furono murate, le case divennero malsane e, quindi, vi fu un aumento della tubercolosi.

 

 
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