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Ivan Pavlov - A Russian Life in Science

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La biografia di Todes sullo scienziato russo basata su documenti finora inaccessibili è una miniera di sorprese e di informazioni.

* * *

Questo trimestre tengo due seminari, su Kant e Hegel. In entrambi abbiamo due libri di testo; ogni settimana ne discutiamo a fondo, per tre ore, una quarantina di pagine. Una mia studentessa nel frattempo sta prendendo un altro seminario, per cui vengono assegnati due libri la settimana. Lei, un po’ spaventata, ha espresso le sue preoccupazioni all’insegnante, che le ha risposto: «Ma non lo sai? I libri non si leggono, si sfogliano».
La frase mi è tornata in mente quando una decina di giorni fa ho aperto Ivan Pavlov di Daniel Todes, un libro di oltre 800 pagine su cui avevo deciso di scrivere. A suggerirmela è stato il fatto che più di un collega, nel corso degli anni, mi ha confessato a mezza voce di recensire un libro, spesso, basandosi sulla quarta di copertina. A me questa pratica, prima ancora che intellettualmente dubbia, è sempre apparsa autolesionista: leggere un libro spalanca un mondo; far finta di leggerlo significa buttare a mare l’opportunità che ci offre.
Visto che il libro riguarda uno scienziato sperimentale, tentiamo un esperimento: quale sarebbe la differenza fra recensire questo libro in base alle brevi descrizioni che lo promuovono e in base a una sua lettura? Dalle brevi descrizioni appuriamo quanto segue: (1) La traduzione «riflesso condizionato» è errata. Pavlov usava invece «riflesso condizionale», sottolineando non tanto il fissarsi di una reazione a un certo stimolo quanto invece il fatto che quella reazione si stabilisce sotto certe condizioni e svanisce sotto altre, mentre un riflesso «non condizionale» (per esempio la salivazione alla vista del cibo) si verifica comunque. (2) Durante il regime sovietico, e anche stalinista, Pavlov fu un clamoroso dissidente, che criticava in pubblico il governo ed era tollerato solo per la sua reputazione internazionale. Scomparso alla vigilia delle grandi purghe dei tardi anni Trenta, fu poi sfruttato dalla propaganda sovietica come brillante esempio di scienziato materialista, e anche dal behaviorismo americano che lo assimilò alla propria ideologia. Lui, in realtà, non negò l’esistenza e l’importanza della mente e dell’esperienza soggettiva, e concepiva la sua ricerca come tesa a illuminarne la struttura. (3) Lavorando per vent’anni e consultando documenti mai prima accessibili, Todes ha composto la prima «definitiva» biografia che separa l’uomo e lo scienziato dal mito.
Ce ne sarebbe abbastanza per scrivere un pezzo; convenite? Perché sottoporsi alla fatica di leggere questo tomo? Per scoprire che Pavlov, nel preparare il suo classico testo del 1897 sul sistema digestivo, selezionava fra i dati quelli che gli facevano comodo (in un caso, due su un totale di trentadue per «dimostrare» una regolarità che altrimenti non si presenterebbe)? Per apprendere che, dei quattro finalisti per il premio Nobel del 1901, Pavlov dovette aspettare il suo turno fino al 1904, e anche allora lo vinse a dispetto di gravi critiche solo perché aveva amici
influenti nella commissione? Per assistere al suo imbarazzante annuncio nel 1924 di aver provato l’ereditarietà di caratteri acquisiti (la cui ritrattazione non impedì al regime sovietico di arruolarlo dopo morto in difesa della disastrosa «biologia» di Lysenko)? O per seguirlo mentre lo stato lo coccola investendo fondi enormi in istituti di ricerca da lui diretti (con risultati molto modesti) fino a riceverne gli interessi quando il famoso dissidente inaugura il congresso di fisiologia a Leningrado nel 1935 ringraziandolo per il suo sostegno alla scienza e la sua difesa della pace? Tempo perso, sembrerebbe.
Vediamo. Intorno a pagina 660 Pavlov sta esaminando il comportamento di due scimpanzè che imparano ad accumulare scatole per salirci sopra e raggiungere un frutto appeso in alto. È contrario alla spiegazione gestaltista di Wolfgang Köhler; per lui i primati procedono per semplici tentativi ed errori, seguiti dallo stabilirsi di un’associazione quando l’esito è vantaggioso. Ma decide di non chiamare questa associazione «riflesso condizionale». Perché? Perché gli scimpanzé stanno imparando qualcosa di vero. E finalmente capiamo che cosa c’è in ballo nella sua
preferenza per «condizionale» su «condizionato»: associare la salivazione al suono di un metronomo non serve a niente, è un ghiribizzo dello sperimentatore, dimostra che ai cani (e forse agli esseri umani) si può fare di tutto; quando è la realtà a «condizionare» (cioè a fissare) una nostra reazione, quello non è un ghiribizzo, è apprendimento. Il che suggerisce un’idea della realtà come tutt’altro che arbitraria e capricciosa, forse anche come benevola. Intorno a pagina 480 Pavlov sta dibattendo con Fursikov, un suo collaboratore marxista che ha scoperto un interessante fenomeno. Oltre ai riflessi ci sono anche le inibizioni condizionali: lo sperimentatore può creare nell’animale un blocco della salivazione in presenza di certi stimoli, dissociandoli dall’offerta di cibo. E Fursikov ha riscontrato l’esistenza di una «induzione reciproca»: riflessi e inibizioni (a stimoli diversi) non si oppongono soltanto ma si rinforzano. Pavlov e Fursikov sono entrambi materialisti (almeno metodologicamente), ma Fursikov è un materialista dialettico, che crede nell’interazione e nel superamento degli opposti in natura. Pavlov resiste e alla fine cede; indipendentemente dal corteggiamento personale che riceverà dal regime, il suo accordo con l’ideologia marxista è già scritto nel suo accordo con Fursikov.
Sono esempi delle piccole sorprese che possono arricchire il nostro rapporto con (1) e (2) e convincerci che, a dispetto dell’enorme erudizione di Todes, il suo lavoro (per fortuna!) non è definitivo: su Pavlov c’è ancora molto da riflettere e da discutere. Un libro è come un viaggio: se da esso non impariamo nulla di più di quel che sapevamo in partenza, se non ci lascia con qualche interrogativo, non valeva la pena di leggerlo. Ma come possiamo impararne alcunché se ci limitamo a sfogliarlo?

(Ermanno Bencivenga - Il Sole Domenica 15.3.15)

Il libro:
http://ukcatalogue.oup.com/product/9780199925193.do

Informazione di base:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ivan_Pavlov
https://en.wikipedia.org/wiki/Ivan_Pavlov
https://fr.wikipedia.org/wiki/Ivan_Pavlov
https://es.wikipedia.org/wiki/Iv%C3%A1n_P%C3%A1vlov

 
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