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Agricoltura

Recensione: I semi del futuro

I SEMI DEL FUTURO

di S. M. Francardo, Edilibri Milano, pp. 175, Euro 11,36


Sottotitolo di questo interessante volume è “Riflessioni di un medico sui cibi transgenici” che chiarifica le motivazioni che hanno spinto l’autore, da anni impegnato nello studio della qualità alimentare per la prevenzione delle malattie, ad interrogarsi sulle promesse che la moderna agroindustria di trasformazione dei cibi ci ha fatto sul futuro della nostra alimentazione.

Ben argomentato e documentato il volume si rivolge a tutti coloro che vogliano approfondire meglio la comprensione dei cibi transgenici e dei loro effetti sulla salute, sulla società, sull’ambiente ed in particolare a studenti ed educatori, consumatori e agricoltori, medici e scienziati interessati a travalicare le barriere specialistiche che limitano troppo spesso una visione a 360° delle problematiche umane.

 

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Recensione: La terra come placenta

LA TERRA COME PLACENTA – Testamento di uno scienziato umanista

di Giovanni Haussmann, Libreria Editrice Fiorentina, 2005, pp. 111, Euro 9,00


L’agricoltura è frutto dell'interazione fra elementi naturali (oggetto di studio dell’ecologia) e le espressioni di civiltà dell' uomo, nelle diverse epoche. Tale risultante, forse unica nei settori delle attività umane per complessità di aspetti che interagiscono, è anche lo specchio più limpido del livello di consapevolezza che l'uomo ha del rapporto con il mondo biologico e della sua appartenenza e dipendenza dai cicli naturali dai quali egli trae vita fisica e spirituale.

Per Giovanni Haussmann il rapporto che ogni società stabilisce nei confronti della 'terra' è anche il miglior indicatore del livello di civiltà da essa raggiunto.

Agronomo e storico dell'agricoltura di fama mondiale, nato in Russia nel 1906, Haussmann fu direttore della Stazione sperimentale di Praticoltura, oggi Istituto sperimentale per le colture foraggere dal 1948 fino al 1978. Dedicò gli ultimi anni della sua vita alla stesura di scritti in cui delineò con forza la necessità di una rifondazione dei valori che governano la società per garantire che lo sviluppo dell'agricoltura non si ponga in rotta di collisione con la terra, con la sua fertilità.

Haussmann, nel suo testamento di scienziato e di storico dell'agricoltura, un vero e proprio modello di epistemologia dell'ecologia, riconosce che sul piano materiale la gerarchia delle finalità umane contempla sempre, al primo posto l'utile individuale: per questo in una società materialista non è possibile attendersi dall'uomo un comportamento razionale e rispettoso della natura, perché gli individui saranno guidati da mille interessi più diversi, con priorità assoluta rispetto a finalità superiori di cui pure sarebbero beneficiari.

Se dunque si vuole un capovolgimento radicale del processo di degradazione della terra, bisogna rivolgersi ai moventi morali e all’evoluzione culturale che l’umanità deve intraprendere: un messaggio sempre attuale sul quale Haussmann ci invita a meditare, indicandoci strade nuove ed originali.

 

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Recensione: I diritti della terra

I DIRITTI DELLA TERRA – Alle radici dell’agricoltura naturale

di A. Howard, Slow Food Editore, 2005, pp. 255, Euro 12,40


Scritto da Sir Albert Howard (1873-1947) - uno dei padri fondatori dell’agricoltura biologica - questo volume rappresenta il lungimirante “testamento” scientifico di un agronomo che, in piena epoca coloniale, partì per l’India per “conquistare” con la chimica nuove terre e ne tornò “conquistato”.

E’ lui stesso ad ammetterlo in un significativo passo del suo libro: ”Mi recai in India in sostanza per insegnare agli indiani come migliorare l’agricoltura, ma scoprii che non vi erano malattie nei campi, né mancanza di fertilità nel suolo, cosicché decisi di fare dei contadini e delle malattie i miei insegnanti”.

Osservare il lavoro della natura e le pratiche agricole tradizionali: questa la giusta via per conservare la fertilità e l’equilibrio della terra, “il capitale reale delle nazioni”, radice di ogni cultura e fonte insostituibile di cibo.

Un messaggio scientifico chiaro e netto che, a oltre mezzo secolo dalla sua prima pubblicazione e ben prima delle più travolgenti scoperte della biologia molecolare e delle sue più contestate applicazioni biotecnologiche, evidenzia con saggezza i presupposti inderogabili di un sano legame tra ambiente, agricoltura, alimentazione e salute.

 

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Recensione: Mercenario dello sviluppo

MERCENARIO DELLO SVILUPPO

Di D. De Sillo, Memori Edizioni, 2006, pp. 203, Euro 16,00


Fin dalle elementari l’autore voleva fare il contadino: poi, crescendo, frequenta l’istituto tecnico agrario e, non soddisfatto, si iscrive alla Facoltà di Agraria della Tuscia di Viterbo. Nel frattempo colleziona insetti e va un’estate in Tanzania a trovare un amico missionario. Appena laureato, nel 2002 viene in contatto con la cooperazione e parte per il Malawi, dove rimane due anni come agronomo in un progetto di sviluppo agricolo.

Partito per aiutare persone sconosciute, in paesi lontani, De Sillo in questo diario appassionato ma al tempo stesso lucido e graffiante racconta l’esperienza che gli ha cambiato la vita: la cooperazione, un mondo variegato e contraddittorio, entusiasta e utopico, dove si incrociano sogni, entusiasmi, competetenze, e affari.

Si parte per aiutare, per capire ma anche per dimenticare. Una legione straniera della solidarietà che si confronta e scontra con inefficienza, burocrazia e interessi. Un confronto da cui spesso si esce con le ossa rotte e disillusi. Ma qualcosa rimane: pozzi, scuole, ospedali, strade.

 

 

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Raccolta di firme per una legge sull'Agricoltura Contadina

CIVILTÀ CONTADINA LANCIA OGGI UFFICIALMENTE LA

Campagna popolare per una legge che

RICONOSCA L'AGRICOLTURA CONTADINA E LIBERI IL LAVORO DEI CONTADINI DALLA BUROCRAZIA

Oggi 17 gennaio 2009 parte ufficialmente una nuova campagna con raccolta di firme organizzata da Civiltà Contadina assieme ad altre quattro associazioni (Consorzio della Quarantina, CIR, Antica Terra Gentile, Rete Bioregionale Italiana) per rendere possibile la rinascita della figura del contadino e della contadina. La decisione di promuovere questa campagna è stata presa a metà estate 2008 e ora diventa operativa e coinvolge tutti i soci. Vi chiediamo di partecipare firmando e facendo firmare la petizione contenente la proposta di legge che rappresenta il primo passo di questa campagna popolare. Trovate tutto sul sito www.agricolturacontadina.org

 

Contadini: un'altra specie in estinzione

Da quando la figura di chi lavora la terra è stata istituzionalizzata e resa, da anni di leggi, definitivamente e regolamente "imprenditore agricolo", le piccole e piccolissime fattorie rurali hanno gradualmente ceduto il passo: chi chiudendo, chi vendendo, chi evolvendosi in azienda più grande per sopravvivere.  Altre cose sono cambiate e hanno preso forma e nomi nuovi. La terra fertile non esiste più, ora è chiamata, in burocratese, SAU (superficie agricola utile).  Assieme al trattore e ai suoi attrezzi l'agricoltore non può fare a meno di avere al suo libro paga un commercialista, un esperto di finanziamenti statali, un geologo e altri professionisti vari che avallano le sue pratiche firmandole, perché la burocrazia è diventata parte della sua attività lavorativa quotidiana. Il suo mercato non è più la piazza di paese o di rione ma è la "filiera", corta o lunga che sia, ma di rado l'agricoltore vede il viso di chi mangerà i suoi prodotti. Le sue sementi, di "altra" qualità ibrida, non sa nemmeno che genetica contengano e non le può possedere o riseminare ma le deve ricomprare ogni anno. E se usa antiparassitari e concimi chimici dovrà possedere una profonda conoscenza di studi farmaceutici per distrigarsi nella lettura delle schede tecniche  e comprendere tutti gli effetti collaterali che hanno quei prodotti sulla sua salute. Pochi sanno ad esempio che molti di questi portano all'infertilità. Ogni fase del suo lavoro è regolata da articoli di legge che una commissione agricoltura che si riunisce a Bruxelles, fatta di persone che non sanno "cos'è un campo di grano", gli hanno scritto. Tutto ciò ha prodotto una nuova generazione di lavoratori della terra, profondamente diversa da quella del passato, che non può fare a meno di ampie superfici coltivate con una sola specie (monocoltura) e che cerca di vivere producendo molto ma a basso costo, anche perché i loro clienti, spesso grandi gruppi commerciali, di più non offrono e il prezzo lo fanno loro.

Tutto ciò ha chiuso le porte alla contadinanza di piccola scala, quella che ha a disposizione piccoli appezzamenti e ha solo "mercato di piccola scala" per i suoi prodotti. L'agricoltura contadina e i contadini hanno semplicemente cessato di esistere, sostituiti dagli impreditori agricoli che vivono anche grazie ai finanziamenti della comunità europea. Noi di Civiltà Contadina vorremmo far rinascere sia i contadini sia un modello nuovo di agricoltura contadina, non per nostalgia, non per "tornare alle origini", non perchè crediamo che "gli asini volano". Siamo invece sicuri che si può fare di meglio sui campi di ciò che  si fa ora e se abbiamo deciso di lanciare questa campagna  popolare è perché crediamo che, come noi, la pensino in tanti. Infatti l'agricoltura industriale attuale ha dato fin troppo prova di essere un insuccesso quasi totale. Pensiamo solo alla carenza di cibo nel mondo dovuta in gran parte alla importazione di derrate alimentari dai paesi più poveri a quelli più ricchi che sono incapaci di essere autosufficienti sul piano della produzione agricola interna, Italia compresa. Pensiamo alle continue scoperte di cibi posti in vendita già avvelenati o adulterati (carni alla diossina, cereali ammuffiti, influenza dei polli, latte alla melamina solo per citare quelli successi e i più noti dell'ultimo anno) che sono il risultato dell'agricoltura industriale. Pensiamo alla differenza impressionante che esiste fra il prezzo pagato al produttore agricolo e quello che costa al cliente finale per via di un mercato intermediario pervertito. Pensiamo all'uso di sementi geneticamente modificate e ai tanti prodotti agricoli tossici immessi nell'ambiente di vita umano solo per avere produzioni a norma dei regolamenti di mercato internazionali. Pensiamo infine alla perdita di sapore dei prodotti da supermercato e alla perdita di poesia dei campi di pianura ormai ridotti a tavole piatte a perdita d'occhio.

La Campagna per l'agricoltura contadina guarda al futuro, a far rinascere una nuova generazione di persone che lavoreranno la terra dove abitano e vivono. Guarda  a persone che si vogliono riappropriare del nome di contadino. E per ridare contadini alla terra siamo partiti da poche e semplici proposte che con il tempo e le energie di tutti diventeranno realtà. Anni fa alcuni di noi che ora organizzano questa campagna hanno profuso energie per sostenere leggi a protezione e diffusione della biodiversità delle sementi. Oggi tutte le leggi auspicate sono state tutte promulgate assicurando così piena legaità alle sementi della biodiversità rurale. Per questo motivo crediamo che avremo da aspettarci un'altra vittoria con questa Campagna Popolare, quella di rivedere le facce dei contadini ripopolare le campagne e renderle produttive. Nella petizione abbiamo voluto riassumere alcuni di quelli che riteniamo essere i principi basilari della contadinanza. Ma non vogliamo, non possiamo fermarci qui, e con il dialogo e la discussione sul sito che abbiamo creato, www.agricolturacontadina.org,  arriveremo a completare il quadro delle proposte per rendere perfetta l'identità contadina. Sul sito è possibile firmare la petizione on line come pure scaricare un modulo per far firmare.

In che modo partecipare alla campagna popolare:

  • innanzitutto firmando e facendo firmare la petizione web sul sito www.agricolturacontadina.org. Civiltà Contadina è contitolare e promotrice di questa campagna, che se pur non ci distrarrà dagli obiettivi primari che sono la conservazione della biodiversità, l'ha lanciata e ne è protagonista;
  • puoi diventare un punto di raccolta di firme stampando il modulo scaricabile dal sito e facendolo firmare ad altri; se puoi organizza un punto fisso di raccolta, sempre che abbia a disposizione un luogo aperto al pubblico; segnalacelo e noi indicheremo indirizzo e gli orari di apertura nella sezione Punti di Raccolta del sito;
  • discuti o fai quesiti sulla campagna popolare; ogni punto della petizione è stato riportato suddiviso nelle pagine del sito e i commenti sono aperti; dalla discussione possono emergere i punti di vista che aggiungono maggiore valore alla proposta;
  • lascia nella sezione "Di la tua" la tua proposta per il futuro della campagna: in questa campagna la petizione non è un punto di arrivo ma di partenza e noi che la stiamo promuovendo sappiamo molto bene che i punti della petizione non sono sufficienti ma da qualche parte occorre cominciare; lancia la tua proposta per rilanciare la contadinanza, tutte le idee valide saranno vagliate con attenzione;
  • linkaci al tuo sito: se hai un tuo sito web esponi un link per farci arrivare visitatori;
  • se fai parte di una associazione proponile di entrare fra i promotori di questa campagna per portare insieme a noi questa petizione a diventare legge; per aderire come associazione contattaci via email. Non solo il suo logo e nome sarà riportato nel sito ma avrà la completa contitolarità della azione.

 

Alberto Olivucci

Presidente di Civiltà Contadina

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ALIMENTI TRA… CULTURA E NATURA


Testo tratto dal sito: http://www.dbpiante.altervista.org/index.html

 

Le piante rappresentano i più importanti produttori naturali di cibo, legno, fibre, oli e sostanze medicinali. Da sempre esse hanno influenzato in misura rilevante gli aspetti fondamentali della vita dell'uomo, sia economici che culturali o politici.
Presumibilmente l'uso a scopo alimentare dei prodotti vegetali è stato il primo ad essere sperimentato dalla specie umana.


 

L’origine dell’agricoltura


E' molto difficile stabilire un inizio dell'agricoltura. I ritrovamenti più antichi, quali mortai, macine o altri utensili collegati alle pratiche agricole, sono stati effettuati nella Valle del Nilo e datano circa 10.000 anni.
Le difficoltà ed i rischi connessi ad un'alimentazione fortemente dipendente dalle piante selvatiche hanno rivestito un ruolo non secondario nella nascita delle pratiche agricole, che consentivano un di selezionare piante con un basso livello di sostanze tossiche. Un aspetto essenziale dell'agricoltura è, infatti, la domesticazione delle specie vegetale (ed animali), che, fra le altre caratteristiche, determina la soppressione dei meccanismi di protezione delle piante, e in particolare delle loro difese chimiche, costituite proprio dalle sostanze con effetti tossici sugli animali che se ne nutrono.
Presumibilmente le prime piante ad essere coltivate furono i cereali e quelle che posseggono strutture sotterranee (tuberi o bulbi) in cui si accumulano sostanze nutritive. I cereali dal punto di vista ecologico sono delle erbe infestanti, capaci anche di crescere rapidamente su terreni spogli, ove ci sono poche altre piante antagoniste. Un' altra loro importante caratteristica è quella di possedere un frutto (cariosside) commestibile che si mantiene per anni senza deteriorarsi.
Le colture di piante con tuberi e bulbi sono, probabilmente, ancora più antiche. Questo tipo di pianta, infatti, è molto facile da coltivare, basta anche una zappa rudimentale, si mangia soltanto il tubero o il bulbo, il resto (semi compresi) viene ridato alla terra, permettendo alla pianta di ricominciare il proprio ciclo vitale.
E' altrettanto difficile stabilire anche il luogo d'origine delle prime coltivazioni: fino a venti anni fa, l'ipotesi più accreditata era quella dello studioso russo Vavilov, il quale riteneva che la nascita dell'agricoltura dovesse essere avvenuta in pochi centri dai quali si sarebbe poi diffusa nel resto del mondo. Le ricerche condotte soprattutto da Harlan negli ultimi anni hanno reso il problema molto più complesso; attualmente la teoria più seguita tende a vedere l'inizio della agricoltura come un processo realizzatosi indipendentemente e contemporaneamente, più o meno, in molti luoghi.
I progenitori selvatici delle piante più importanti d'uso alimentare sono ampiamente diffusi in aree geografiche molto vaste, e in tutta questa loro estensione spaziale furono manipolati da vari popoli che, in questo modo, acquisirono informazioni su come coltivare queste piante al fine di ottenere una resa migliore.
Si tende, quindi, a credere che l'agricoltura non sia stata una scoperta o un'invenzione, ma che si sia sviluppata con un processo di estensione e di intensificazione di quello che la gente faceva già da tempo.
Per i primi tempi l'introduzione dell'agricoltura spinse, parallelamente alle esigenze della caccia, le popolazioni al nomadismo, allo scopo di trovare territori su cui si realizzassero le condizioni migliori per ottenere un buon raccolto. Infatti, le tecniche agricole più primitive erano basate sul metodo del "taglia e brucia" in cui prima la vegetazione era bruciata per lasciare sgombro il terreno; successivamente, per qualche anno, la terra veniva coltivata con un graduale impoverimento delle risorse minerali del suolo. Un tale tipo di coltivazione rendeva poco ed il contadino che l'adottava era obbligato a spostarsi, insieme con gli animali domestici, alla ricerca di nuovi terreni su cui ricominciare.
Questi primi agricoltori nomadi avrebbero in tal modo svolto un ruolo fondamentale nella diffusione della agricoltura, sia direttamente, coltivando nuovi suoli, sia indirettamente, trasmettendo informazioni sulle tecniche agricole ad altre popolazioni con cui entravano in contatto durante i loro spostamenti. Ancora oggi il metodo del "taglia e brucia" è praticato in gran parte dell' Africa tropicale a sud del Sahara. Successivamente, quando attrezzi più efficaci resero possibile una coltivazione più redditizia, si passò ad una condizione stanziale in cui gli uomini cominciarono a costruire insediamenti stabili intorno a campi che permettevano buoni raccolti.

 

Le conseguenze della nascita dell'Agricoltura

Il passaggio all'agricoltura ebbe profonde conseguenze. Le popolazioni non condussero più un'esistenza perennemente nomade, potendo conservare il cibo non solo in sili e granai ma anche sotto forma di animali domestici. Oltre alle riserve di cibo, altri beni poterono essere accumulati in misura di gran lunga maggiore a quella prima possibile. Inoltre, la terra potè essere posseduta e ceduta in eredità.
Poichè l'attività di pochi poteva produrre abbastanza cibo per tutti, le comunità cominciarono a diversificarsi. Gli uomini divennero commercianti, artisti, banchieri, studiosi, poeti, dando vita a tutta la varietà che caratterizza le comunità moderne. Anche la densità di popolazione potè aumentare. Nelle economie basate sulla caccia e sulla raccolta di vegetali sono necessari, in media, 5 chilometri quadrati per la sussistenza di una sola famiglia.
Una conseguenza diretta ed immediata della nascita dell'agricoltura fu l'aumento della popolazione. Una caratteristica peculiare dei gruppi nomadi è la rigorosa limitazione della loro composizione numerica. Una donna in continuo movimento non puo portare con sè più di un bambino, insieme ai bagagli familiari, per quanto questi siano ridotti. Quando i sistemi di controllo delle nascite non sono efficaci, essa ricorre all'aborto o, più frequentemente, allo infanticidio. Inoltre, esiste un'elevata mortalità naturale, in particolare fra i neonati, gli anziani, i malati, i menomati, e le donne gravide. A causa di questi motivi, le popolazioni nomadi tendono a rimanere poco numerose.
Una volta affermatasi un'organizzazione di vita stanziale non vi fu più la stessa continua ed impellente necessità di limitare le nascite, e, nello stesso tempo vi fu anche un calo della mortalità, a causa delle migliorate condizioni di vita.

 

La Domesticazione delle Specie Selvatiche

Sin dai tempi più remoti gli agricoltori hanno focalizzato la loro attenzione su poche specie che risultarono economicamente redditizie e più adatte alla coltivazione. L'utilizzazione prolungata di queste piante e la continua selezione che sin dall'inizio l'uomo effettua su di esse, determinarono col tempo la domesticazione di queste specie stesse.
Non bisogna far confusione tra coltivazione e domesticazione di una pianta.
La domesticazione comporta delle mutazioni genetiche che rendono una pianta più adatta alle condizioni di un ambiente creato dall'uomo e meno adatta alle condizioni di un ambiente naturale.
Conseguentemente alla domesticazione le piante subiscono profonde modificazioni a livello di quelle parti che presentano maggiore interesse per l'uomo. Così, se si tratta di un tubero, la più grande variazione e la più grande deviazione dal tipo selvatico si avrà nel tubero stesso; se si tratta di un cereale, le parti più modificate saranno la spiga ed i chicchi che essa contiene.
L'esempio più straordinario è quello della specie selvatica Brassica oleracea che, come risultato dell'influenza dell'uomo, è stata modificata in una mezza dozzina di modi.
Le principali piante alimentari utilizzate in tutto il mondo hanno subito questa sorte, anche se, in molti casi, si tratta di specie utilizzate intensivamente da non più di trecento anni.
La patata, per esempio, è originaria delle regioni montuose delle Ande, ed è rimasta confinata in questa zona fino a che gli europei non vi arrivarono nel XVI secolo. Poco dopo fu portata in Europa, ma non era molto adatta alle condizioni agricole locali, ed entrò in un periodo di acclimatamento, soprattutto per adattarsi alle giornate lunghe, tipiche delle estati europee. Benchè gli europei inizialmente fossero restii a cibarsene, la patata trovò una dimora congeniale nell'Europa settentrionale e divenne così produttiva da procurare, a detta di alcuni storici, una piccola esplosione demografica. Anche altre colture importanti, come gli agrumi, il pomodoro, la barbabietola da zucchero, la canna da zucchero, hanno dato solo di recente un contributo importante alle disponibilità alimentari del mondo, di solito in luoghi diversi e, a volte, lontanissimi da quelli nativi.
Al giorno d'oggi, l'alterazione implicata nel processo di domesticazione di queste specie è arrivata al punto in cui esse risultano adattate esclusivamente ad un ambiente artificiale: le piante coltivate dipendono totalmente dall'uomo per la loro sopravvivenza.
D'altro canto, possiamo dire che la specie umana è stata a sua volta domesticata da queste piante e dai pochi animali che alleva. La conseguenza è che la popolazione umana in gran parte del mondo o muore di fame a seconda dell'andamento produttivo di quelle poche specie di piante (e di quei pochi animali) che rappresentano la base alimentare dell'Uomo.
Da sempre gli agricoltori hanno tentato di migliorare la produttività delle specie in coltura selezionando varietà che fossero più resistenti all'attacco di malattie, garantendo una resa migliore.
In questi ultimi anni si sta sviluppando un nuovo approccio al problema che tende ad ampliare le possibilità esistenti in natura, piuttosto che selezionare artificiose varietà nuove. Il 65 % delle specie vegetali (ca. 500.000) si trova nei paesi in via di sviluppo, una metà di queste nelle foreste tropicali. Qui possono essere trovate piante capaci di resistere spontaneamente a malattie, parassiti, e forzature climatiche, caratteristiche ereditarie che è possibile trasferire nelle nostre specie coltivate.
La FAO (Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura) e l' UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) hanno programmato la creazione di banche genetiche atte a conservare stock di semi o colture i tessuti vegetali potenzialmente utili.
Già gli esempi di piante in coltivazione migliorate grazie alla acquisizione di caratteristiche da parte delle loro forme selvatiche sono numerosi. Consideriamo, per esempio, il caso del riso: a partire dal 1970 un'epidemia virale distrusse oltre 116.000 ettari di risaie in Indonesia, India, Vietnam, Filippine e Ceylon. Attualmente, in tutta quest'area geografica si coltiva una varietà di riso ottenuta da incroci tra Oryza sativa con una specie selvatica, Oryza nivara, o meglio, con un suo ceppo isolato nell'India centrale, l'unico che possiede la caratteristica ereditaria (gene) della resistenza al virus.
Accanto ad iniziative come questa della FAO e dell'UNESCO che hanno dato dei risultati sicuramente incoraggianti, vanno menzionati altri processi intrapresi negli ultimi tempi. Bisogna innanzitutto considerare l'aumento di terreni destinati alla produzione agricola, un processo in corso in tutto il mondo, dall'America alla Siberia, dall'Australia alla Cina, che ha consentito un notevole incremento produttivo. Secondo stime sviluppate recentemente, circa il 30 % delle terre emerse potrebbe essere sfruttato per fini agricoli; attualmente ne utilizziamo solo il 10 %. Questo dato può sembrare confortante, ma va aggiunto che la spesa necessaria per rendere coltivabile un'area mai utilizzata è altissima, per cui, sebbene i mezzi odierni a disposizione potrebbero rendere fertili terre inutilizzabili fino ad un secolo fa, l'espansione delle terre coltivate è estremamente lenta.
La strategia adottata dalla gran parte delle nazioni è sempre stata quella di convogliare tutti i fondi disponibili sulle aree già coltivate, tentando in vari modi di aumentarne la produttività. Questa tendenza ha portato nei primi anni del secolo alla nascita dell'agricoltura intensiva negli Stati Uniti e nelle altre nazioni occidentali.
Oggi la ricerca scientifica internazionale è concorde nell’affermare che è fondamentale salvare e conservare il maggior numero di piante alimentari. Questo saggio principio ben noto a tutti gli agricoltori fino ad alcuni decenni fa, è stato stravolto dall’industrializzazione dei processi agricoli che, in nome della massimizzazione dei profitti ha drasticamente ridotto le varietà ortofrutticole attualmente prodotte. Recuperare la grande diversità biologica delle piante alimentari è importante non solo perché evita che particolari parassiti possano compromettere i raccolti (ci saranno sempre varietà che non saranno sensibili a quel particolare parassita), ma anche perché alcune varietà si prestano ad essere prodotte anche in suoli poveri e sassosi e possono costituire un valido presidio contro i processi di inaridimento e desertificazione.

 

Piante alimentari e salute: la riscoperta delle varietà perdute

Oggi alcuni dei componenti presenti nelle piante edibili e in alcune bevande stanno suscitando notevole interesse scientifico per i loro potenziali effetti positivi nel mantenimento del benessere. Sono i cosiddetti nutraceutici che esplicano le funzioni più disparate e, operando parallelamente ai processi biosintetici, manifestano azione antiossidante e citoprotettiva determinando una diminuzione dell’incidenza di malattie cronico-degenerative.
Uno dei principali obiettivi della più recente chimica delle sostanze naturali è infatti l'individuazione di metaboliti biologicamente attivi presenti nelle piante, usate comunemente come vegetali nella dieta umana e che, nei secoli passati, hanno trovato impiego, oltre che come cibo o spezie, anche nella medicina popolare. Il contributo maggiore delle piante, nelle diete umane, è imputabile all'apporto di vitamine, acido folico e minerali. Tuttavia esse contengono altri metaboliti secondari, che vengono definiti nutraceutici e che sono stati, di recente, al centro di intensi dibattiti scientifici. Le piante edibili sono ricche di terpenoidi, flavonoidi, alcaloidi, pigmenti, polifenoli, fitosteroli, acidi grassi insaturi, che hanno un ruolo importante nel mantenimento del benessere. La dieta mediterranea include una buona quantità di piante alimentari (frutta, verdure, nocciole, semi, vino, olio di oliva) che impedendo le reazioni di ossidazione determinano una forte riduzione dei fattori di rischio in malattie coronariche, e abbassano livelli di colesterolo nel sangue. Risultano inoltre diminuiti i rischi da malattie croniche degenerative quali il cancro, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, malattie autoimmuni, la sclerosi multipla.


 

Database sulle Piante Alimentari:

http://www.dbpiante.altervista.org/elenco.php

http://et2.unipv.it/omp/dizionario.htm
http://www.agraria.org/coltivazionierbacee.htm

Testi sulle piante alimentari:
http://www.nap.edu/catalog/lca/
http://www.stampabasilicata.net/default.cfm?fuseaction=dettaglio&obj=3501
http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/argomento-piante_selvatiche_.htm

 

La ricerca su piante alimentari e salute:
http://www.ricercaitaliana.it/prin/dettaglio_completo_prin-2004038183.htm#base
http://community.aster.it/alimentare/tiki-index.php?page=PoliFerruccio_2&PHPSESSID=7ebd64dc29b5fe4a909840cafb758b96

 

Fitoalimurgia
http://wiketica.ilbello.com/index.php?title=Alimurgia
http://wunnish.altervista.org/diario/index.php?page=Alimurgia%20e%20piante%20selvatiche%20utili
http://www.astilibri.com/cultura/phytoalimurgia.htm
http://www.aemetra-valeriosanfo.it/fitoalimurgia.html
http://www.dipbot.unict.it/alimurgiche/leverdure.htm
http://www.esculenta.org/index.htm
http://www.strie.it/alim_fitoalimurgia.html

 

Le piante alimentari nella storia
http://www2.pompeiisites.org/
http://www.ecologist.it/goldsmith07.html
http://ssai.interno.it/conferenze/inaugurazioni/2004_2005/alcazar.html

 

Le piante alimentari nella didattica:
http://www.gol.grosseto.it/puam/scuole/caspesca/piante/

http://www.ipsaa-avezzano.it/index.php?option=com_content&task=view&id=33&Itemid=93

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