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Birmania - La profezia di George Orwell

I Paesi ricchi sono tutti uguali, quelli poveri sono poveri in maniera diversa. Se poi oltre a essere poveri, sono anche retti dalla dittatura più longeva e spietata dell’Asia, finisce che diventano un mondo completamente altro. “Questa è la Birmania ed è diversa da qualsiasi terra abbiate visto”, scriveva Kipling. Era vero cento anni fa, è ancora vero oggi.
“La Birmania è un po’ la terra asiatica dell’eccentricità, la zia un po’ toccata dell’Asia”, sostiene il giornalista americano Pico Iyer. Una zia zitella che vive sola e ci si è scordati di andare a trovare. Nonostante il Paese sia stupendo e ricco di attrazioni, di turisti in giro non se ne vedono molti. La Birmania nel 2006 ne accoglieva circa 250mila, meno di mille al giorno, la Thailandia 15 milioni. Oggi – dopo il ciclone Nargis del 2008 e la repressione delle rivolta zafferano nel 2007 – sono ancor meno. La liberazione, a inizio novembre scorso, del premio Nobel Aung San Suu Kyi fa sperare che qualcosa possa cambiare e il Paese conosca una stagione di apertura. Ma secondo gli osservatori politici più attenti, le mosse dei generali manifestano solo l’intenzione di togliersi la divisa e mettersi il doppiopetto. La liberazione del premio Nobel, avvenuta una settimana dopo le elezioni politiche (le prime da 20 anni, libere per modo di dire) allora sarebbe da leggere come un gesto studiato per allentare la pressione internazionale. Un contentino mediatico che soddisfa le anime belle in giro per il mondo, ma non cambia i termini della questione all’interno del Paese. Aung San Suu Kyi fa meno danni in libertà vigilata che confinata nella sua villetta al 54 di University road: sicuri della propria forza, i generali pensano di poterla gestire meglio così. A lasciare il potere e avviare un processo di reale democratizzazione proprio non ci pensano. (...)

L'articolo:
http://www.touringclub.it/quitouring/articolo/1411/Birmania-la-profezia-di-George-Orwell

Sui prigionieri politici in Myanmar:

http://lepersoneeladignita.corriere.it/2011/05/28/su-su-nway-e-i-2000-prigionieri-politici-in-birmania/

L'appello:

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4886/P/5061?utm_source=Newsletter&utm_medium=Email&utm_campaign=Giugno2011

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